‪Chiesa Greco Ortodossa San Nicola‬

تعليقات حول - ‪Chiesa Greco Ortodossa San Nicola‬, برينديزي

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Silvano
فورلي, إيطاليا12,998 مساهمة
زوجان • يناير 2020
‪Si trova in Via indipendenza al civico 31 , un bel campanile sulla parte posteriore e una targa con scritte in Greco e Italiano in onore del benefattore di questa chiesa‬
كُتب بتاريخ 2 يناير 2020
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Suleyman A
إسطنبول, تركيا17,216 مساهمة
زوجان • يونيو 2018
‪Brindisi’nin Merkezi bir yerinde küçük ama sevimli bir kilise. Kapalı olduğu için içeriye giremedik , ama dış görünüşü de etkileyici.‬
كُتب بتاريخ 2 يوليو 2018
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Oldjack
‪Greater Melbourne‬, أستراليا25,133 مساهمة
زوجان • يونيو 2017
‪This church is probably not worth a visit as the area is not that pleasant and the church not that special and it was not open when visited.‬
كُتب بتاريخ 7 يونيو 2017
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danilo s
برينديزي, إيطاليا271 مساهمة
الأصدقاء • أكتوبر 2016
‪Chiesa molto suggestiva, che anche se non antichissima conserva il fascino del Tempio di Fede Ortodossa. da visitare‬
كُتب بتاريخ 10 نوفمبر 2016
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Tiziana P
برينديزي, إيطاليا224 مساهمة
بمفردك • أكتوبر 2016
‪Bellissima chiesa, che anche se non antichissima conserva il fascino del Tempio di Fede Ortodossa.
da visitare‬
كُتب بتاريخ 20 أكتوبر 2016
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Mario L
133 مساهمة
الأصدقاء • يونيو 2016
‪A ridosso delle Scuole Pie era il rione abitato da schiavoni, greci, albanesi, coronei, ecc., le cui case si aggruppavano intorno alla chiesa di S. Pietro detto degli Schiavoni, ora non più esistente, e dove il culto divino era officiato col rito greco come in S. Basilio, che era vicino alle Colonne, in S. Giovanni dei greci e in S. Maria greca.
In questo quartiere degli Schiavoni vi era nel ‘600 l’arco dei Cavalloni, che probabilmente nel secolo successivo era chiamato Arco dei Greci.
Fiorentissimo il rito greco in Brindisi e nel Salento al tempo della dominazione bizantina, cominciò a decadere sotto i normanni decisi, d’accordo con la Curia romana, a troncare i vincoli religiosi, politici e linguistici che legavano saldamente le nostre popolazioni con Bisanzio. Essi sopprimevano i calogerati, convertendoli in monasteri benedettini, sostituivano i vescovadi greci con i latini, proibivano a questi ultimi di ordinare papi (papa è il prete greco), sicchè man mano si riduceva il loro numero. Veniva tolta ai papi la direzione delle parrocchie; si facevano andare in rovina le chiese greche che, non riparate, finivano coll’essere demolite; si proibiva ai preti greci di officiare nelle chiese latine.
Finchè rimanevano greche, le popolazioni non disponevano di notai e di giudici che sapessero la loro lingua, mentre buone condizioni erano fatte a coloro che erano disposti ad abbandonare la loro parlata e il loro culto. Nella chiesa di S. Giacomo Maggiore ch’era nel sito dove poi sorse il monastero di S. Francesco di Paola (nei pressi dell’attuale Capitaneria di porto), dal vescovo Lupo o Lupone, nel 1173, il culto greco fu sostituito dal culto latino. Tuttavia le due potestà, regia ed ecclesiastica, non riuscirono del tutto ad estirpare culto, costumi e lingua radicati tenacemente nelle nostre popolazioni che seppero conservarle per vari secoli.
Nel 1199 tale era il prestigio che godeva Domenico, Arciprete dei greci di Brindisi, che fu incaricato dal papa Innocenzo III di recarsi presso il re dei Bulgari per ottenere la sua adesione alla chiesa di Roma. Codici greci del 1284, scritti o copiati in Brindisi, sono ora posseduti dal Museo britannico di Londra e dall’Ambrosiana di Milano.
Ancora agli inizi del secolo XIV i cittadini di Brindisi che parlavano la lingua greca erano tanti, che l’Università si adoperò presso il re Carlo II d’Angiò per ottenere un notaio “perito in lettera greca”. Il sovrano non potè fare a meno di accordare il detto privilegio a un Giovanni figlio del prete greco Stefano Frisci.
A seconda della loro consistenza economica, nonchè del loro numero, clero e comunità religiose dovevano contribuire alla Chiesa di Roma con la colletta. Nel 1325 preti latini della chiesa cattedrale di Brindisi pagavano once 6, mentre cappellani e chierici greci pagavano once 4, evidentemente perchè il loro numero era di poco inferiore a quello dei primi.
Nel ‘400, nuove immigrazioni dall’Oriente, favorite dalla politica degli Aragonesi, rinfoltirono la comunità greco-albanese-schiavona che assunse notevole importanza, tanto che Federico d’Aragona nel 1485 nel riorganizzare il governo della città ordinò che dell’Amministrazione facessero parte due della nazione greca albanese o schiavona.
Agli inizi del ‘500 le loro condizioni dovevano essere ben misere, poichè alcuni loro rappresentanti nel 1507 si recarono a Venezia presentando al Senato della Repubblica alcuni loro capitoli e privilegi ottenuti dai precedenti re scongiurando la Signoria di farli rispettare dai governatori brindisini. La Signoria a tutte le lamentele rispose che avrebbe provveduto favorevolmente nei limiti del possibile, specialmente riguardo al desiderio che i greci, gli albanesi e gli altri levantini scampati dai turchi e rifugiatisi a Brindisi, avendo controversie con la città che li ospitava, potessero far valere le loro ragioni mandando a Venezia i loro rappresentanti nel caso non fossero soddisfatti delle decisioni del governatore.
Non si sa da quando, ma era antico uso, persistito fino ai giorni nostri, che nella domenica delle Palme si cantasse sull’Osanna, ch’era nei pressi del convento dei cappuccini fuori Porta Mesagne, l’epistola e il vangelo della messa in greco (abbattuto il Sannà, l’usanza è rimasta: un sacerdote nella Cattedrale, il giorno delle Palme, legge tuttavia l’epistola in greco). L’arcivescovo Dionisio Odriscol malvedeva questa usanza e nel 1659 tentò di abolirla, ma il clero ne fece rimostranza al pontefice il quale obbligò al silenzio l’arcivescovo. Scrive il Rodotà che sparsasi la notizia di tal fatto in Oriente si constatò una nuova immigrazione di Schiavoni e albanesi in Brindisi.
Sperando di veder rinascere i riti greci, i brindisini destinarono al soggiorno delle nuove colonie uno spazioso recinto che fu poi denominato “S. Pietro degli Schiavoni”, poco distante dal quartiere volgarmente detto di S. Pietro dei greci. Avevano dato a questo sito una tale appellazione quei avanzi dei greci antichi i quali vi si erano ritirati, dopo che il loro rito restò nella città estinto.
In seguito ad accordi diplomatici dell’anno 1791 con la repubblica di Ragusa, furono immigrati nel regno soldati albanesi che costituirono il reggimento Real Macedonia. Per effetto di tali accordi si introdussero in Brindisi popolazioni albanesi alle quali furono accordate speciali concessioni, tra le quali quella di costruire nella nostra città edifici nella strada di Lecce verso la Terra rossa.
A questo popolo furono date anche chiese per il loro rito greco.
L’ attuale chiesa ortodossa è l’ultima sede storica di tante chiese bizantine sparse per la città, come testimoniano i dati archeologici e documentari. La comunità ortodossa è sempre stata presente in Brindisi, porto naturale per la Grecia. Oltre ai greci, comprendeva gli albanesi e gli slavi ortodossi. Si può dunque affermare che questa presenza è tra le più antiche d’Italia. L’attuale chiesa è stata costruita a partire dal 1891, con il contributo dei cittadini e dello Zar Alessandro III.
Attualmente la comunità si interessa non solo dei greci presenti in città, ma anche di tutti gli ortodossi che sono presenti sul territorio: russi, rumeni, albanesi.
L’ortodossia non è legata ad alcuna nazionalità ma è universale ed accoglie tutti con lo stesso rispetto, pur nelle rispettive e legittime differenze nazionali. La chiesa di Brindisi dipende giuridicamente dalla sede di Venezia, dall’unico arcivescovo ortodosso d’Italia S.E. Gennadio. Gli ortodossi in Italia sono circa 180.000, raggruppati principalmente secondo le nazionalità di provenienza. In Puglia abbiamo comunità di antica e nuova formazione: Bari, Brindisi, Barletta, Francavilla Fontana, Lecce, Foggia, soprattutto per curare spiritualmente gli studenti ortodossi che affollano le nostre università.
L’edificio è situato su via Indipendenza, centralissima e trafficata a ridosso delle antiche mura cittadine, nei pressi della stazione ferroviaria.
Appare nella sua semplicità neo-classica ottocentesca, con le iscrizioni in italiano e greco su bronzo dorato.
Al lato spicca un piccolo campanile, con movenze neo gotiche e con quattro pinnacoli, lateralmente si trova l’ingresso della casa del prete (il papàs) spesso ammogliato perché la Chiesa greca, secondo le leggi dei Concili antichi non impone il celibato, ma pur avendone grande rispetto, lascia liberi nella scelta.
Nelle grandi feste compare la bandiera ellenica, con il suo colore caratteristico azzurro, come il mare di Grecia. Associata ad essa si trova la bandiera gialla con l’aquila bicipite, simbolo un tempo dell’Impero Bizantino ed ora della Chiesa Greca
All’interno ci appare un’unica navata. La prima cosa che ci colpisce è la caratteristica disposizione dei banchi per l’ascolto della Divina Liturgia (così i greci chiamano la S. Messa).
Osserviamo di fronte all’entrata la struttura più importante delle chiese ortodosse: l’Iconostasi.
Essa è un divisorio in muratura o in legno, che divide in due l’edificio sacro, e vuole indicare ai fedeli il luogo santo per eccellenza dove si compiono i Divini Misteri.
L’Iconostasi è costituita da una serie di quadri (le icone) espressione più alta dell’arte bizantina. Le icone sono oggetti di culto che vanno venerati e baciati, non per uno sterile ritualismo, ma perché ci riportano alla fede spirituale di cui ne ricordano i contenuti.
A Brindisi, le icone sono in parte ottocentesche e raffigurano cominciando della destra: S. Giovanni Battista, l’Arcangelo Gabriele (sulla porta destra), il Cristo benedicente, la Theotokos (Madre di Dio), S. Michele Arcangelo (sulla porta sinistra), S. Marina Martire.
Di fianco all’iconostasi, lateralmente ci sono i due santi più importanti: Agios. Nicolaos Di Mira (S. Nicola di Bari), e di fronte, sul lato opposto, S. Spiridione, protettore di Corfù (Kerkira) da cui molti greci provenivano nel passato.
Il terzo ordine comprende la Nascita del Cristo, il Battesimo nel Giordano, il Mistico banchetto, la Crocifissione, la Deposizione.
A queste pitture ottocentesche dell’iconostasi si affiancano altre più moderne, ma sempre di grande spiritualità. Sono pitture neo-bizantine che si rifanno a modelli antichi anche di mille anni, nel periodo di massimo splendore di Bisanzio, capitale politica e religiosa di tutti gli ortodossi, detta anche Nuova Roma, perchè al pari della Antica Roma governava le Sante Chiese ortodosse d’oriente e d’occidente.
Troviamo in alto, vicino al grande lampadario dorato, il Cristo Pantokrator, l’onnipotente, Dio vero da Dio vero, benedicente che con la sinistra porta la Nuova Legge raffigurata dal libro; questa immagine, si trova o nella cupola (quando è presente) o sul punto più alto, perché Cristo deve essere sempre al centro dei nostri pensieri.
Altre pitture neo-bizantine si trovano nel VIMA, che è la parte più interna, dietro all’iconostasi; rappresentano la Vergine che prega con le mani protese in alto ad impetrare per tutti noi intercessione: è la Platitera, che signiflca più grande del cielo, perché sul suo petto è dipinto il Cristo che essendo Dio è più grande dell’universo.
Di fronte all’altare laterale sinistro, detto della protesi, si trova la raffigurazione della Natività alla maniera greca, con la Vergine distesa, che i cattolici conoscono attraverso le pitture giottesche del duecento italiano.
Ai lati della chiesa troviamo immagini di Santi, di Profeti, tra cui un S. Demetrio a cavallo, un tempo molto popolare in Brindisi.
Altre icone sono dono di devoti che si sono succeduti nel tempo. Tra le icone spiccano quelle dei Santi Teodoro, di cui uno, il Tiron corrisponde al S. Teodoro di Brindisi, protettore della arcidiocesi ma santo ortodosso, i cui resti si conservano nella Cattedrale cittadina, a comune venerazione delle due Chiese, nella convinzione che un giorno possano ritornare a ricomporre l’antica unità tra la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese Ortodosse Orientali. Sulla porta dell’ingresso compare una grande scritta in greco, con calligrafia ispirata ai modelli antichi, che ricorda i restauri effettuati nel 1987 all’edificio, con l’aiuto della regione Puglia dall’allora archimandrita padre Eftimios Kulumbis e da Giorgio Manolas.
Essi chiamarono un pittore iconografo greco proveniente da Patrasso, chiamato Krità, per dipingere parte della chiesa alla maniera bizantina.
Osserviamo sulla parete sinistra i quadri caratteristici con il Cristo Morto e le donne piangenti. Sono gli Epitaffi, che letteralmente vuol dire ”sulla tomba”; questo lenzuolo ricamato si usa nella settimana Santa, per ricordare il Cristo sofferente e, con esso, si compie la caratteristica processione che ogni anno attira molti fedeli anche cattolici. Dietro ad esso i cantori recitano antichi lamenti funebri che commuovono nella loro mistica semplicità. Un epitaffio in particolare, è prezioso, ricamato in oro e documenta un modello russo.
Si può facilmente notare come nelle chiese bizantine non esistono statue dei Santi, perché gli antichi Concili Ecumenici proibivano le statue perché richiamavano pericolosamente gli antichi idoli pagani.
Si possono osservare molti oggetti sacri tipici della spiritualità ortodossa.
In primo luogo l’imponente lampadario dorato che domina tutta la navata; notate le piccole icone inserite tra le luci, perché i santi sono la luce di Dio sulla terra, che prendono forza ed energia dall’Unico Sole di Giustizia: Gesù Cristo.
Un grande quadro di S. Nicola troneggia, a ricordare il Santo a cui è dedicata la chiesa, Santo popolarissimo nel mondo ortodosso.
Sull’ambone in alto a sinistra, domina una grande aquila in legno dorato. A destra dell’altare c’è il trono del vescovo e il posto per il coro.
La chiesa ortodossa di Brindisi è un luogo di culto cittadino, di alta valenza culturale ed artistica e svolge una funzione spirituale e culturale non solo per i propri fedeli, ma anche per tutti i Brindisini. Mantiene buoni rapporti con la gerarchia locale e con la vicina parrocchia cattolica dei padri francescani, detta della Pietà.‬
كُتب بتاريخ 9 سبتمبر 2016
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